sabato, 21 aprile 2018
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Come si sono affermate la radio e la televisione?

Quando cominciarono a nascere organizzazioni politiche, commerciali e militari il primo problema che gli esseri umani dovettero affrontare era rappresentato dal coordinamento delle azioni attraverso la comunicazione, soprattutto quando le distanze erano notevoli.
Il problema della distanza comunicativa, intesa in senso fisico, provocò la sconfitta di intere armata e il crollo dei Governi.
Tecniche come il suono dei tamburi o i segnali di fumo erano poco affidabili e nel corso dei secoli tali tecniche primitive vennero migliorate.
Quando in Francia era al potere Napoleone Bonaparte, per comunicare in campo militare veniva utilizzata una rete di 224 stazioni, chiamate “semafori”.
Venivano posizionate due grandi strutture di legno in cima ad una torre, in modo da ottenere le configurazioni corrispondenti alle lettere dell’alfabeto in base ad un codice prestabilito.
I segnali venivano letti ed interpretati dall’operatore che li riceveva da una torre lontana e a sua volte l’operatore inviava il messaggio alla stazione successiva.
Con l’aumento degli scambi commerciali e con la Rivoluzione Industriale aumentò il bisogno di una comunicazione istantanea.
Tra il 1830 e il 1840 Samuel Finley Breese Morse e Alfred Vail misero a punto il telegrafo e il codice Morse.
Nel 1844 fu costruita la prima linea telegrafica tra Washington D.C. e Baltimora e venne telegrafata la storica frase “Quali meraviglie ha creato Dio”.
Nel 1866 i cavi del telegrafo vennero fatti posizionare da Cyrus W. Field sotto l’Oceano Atlantico per collegare il continente americano con quello europeo.
Nel 1876 Alexander Graham Bell riuscì a trasmettere la voce umana utilizzando dei cavi elettrici e nel 1897 Guglielmo Marconi brevettò il telegrafo senza fili basato sull’utilizzo delle onde elettromagnetiche.
Prima di lui, nel 1893, Nikola Tesla nel corso di una conferenza pubblica a St. Louis in Missouri, dimostrò la possibilità di trasmettere le informazioni tramite onde elettromagnetiche.
Questa invenzione rappresentò un passo avanti per l’invenzione della radio.
Alla fine del ‘900 Reginald Fessenden riuscì a trasmettere un breve messaggio vocale che coprì la distanza di circa un kilometro e mezzo: “Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete voi signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?”.
Stava nascendo la radio.
Nel Natale del 1906 i telegrafisti delle navi che attraversavano l’Oceano Atalntico sentirono per la prima volta voce umana e musica attraverso il telegrafo, sempre grazie a Reginald Fessenden.
Era nata la radio.

La tecnologia radionofica da lì a pochi anni subì una notevole evoluzione.
Molte imprese cominciarono a produrre apparecchi radionofici e iniziò subito una agguerrita competizione commerciale ma con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale il Governo statunitense acquisì il controllo di tutto il settore industriale.
Nel 1916 David Sarnoff, l’ingegnere dell’ American Marconi Company che rimase per tre giorni e tre notti al telegrafo per informare il pubblico dell’affondamento del Titanic, avvenuto nell’aprile del 1912, inviò un memorandum all’azienda inerente l’utizzo della radio come mezzo di comunicazione di massa e per questo economicamente vantaggioso.
L’idea era quella di installare in diversi punti dei trasmettiroti radiofonoci e i ricevitori, aventi forma di una scatola, potevano essere venduti cosicchè le persone li potevano porre all’interno delle loro abitazioni per ascoltare letture, musica, partite di baseball, ecc.
In poco tempo questa idea divenne realtà e dopo la Prima Guerra Mondiale il governo riaprì le porte alla privatizzazione e le imprese ripresero la loro competizione commerciale nella produzione della “Radio Music Box”.
Intanto la tecnologia radiofonica si sviluppava sempre di più e nel 1921 a New York iniziarono le prime trasmissioni radiofoniche regolari e quotidiane.
Le stazioni radiofoniche si moltiplicarono e questo fece nascere il problema delle interferenze a causa del numero limitato delle frequenze disponibili.
Il problema venne risolto dal Ministero del Commercio che limitò la potenza e gli orari di trasmissione di alcune stazioni radiofoniche in modo che le frequenze potessero essere condivise.
Il problema venne poi risolto definitivamente dallo sviluppo delle tecnologia.
Ma come si finanziava la radio?
Naturalmente come oggi, con la vendita del tempo-antenna agli inserzionisti pubblicitari.
L’epoca d’oro della radio va dagli anni ’30 agli anni ’40.
Dopo la grande crisi economica del 1929 la popolazione ricorreva alla radio per tirarsi su il morale.
La produzione delle radio fu quasi azzerata nel corso dell Seconda Guerra Mondiale per poi riprendere alla fine del conflitto ma la radio dovette affrontare la concorrenza di un’altra fantastica invenzione, la televisione.
La radio continuava ad essere ascoltata, soprattutto al mattino e nel pomeriggio ma la sera veniva preferita la televisione.
L’invenzione della televisione è stato il risultato del lavoro di molti scienziati e inventori iniziato a partire dalla seconda metà del XIX° secolo.
Alexander Bain inventò, a metà ‘800, la trasmissione di immagine fisse ma è solo nel 1925 che l’inventore scozzese John Logie Baird costruì il primo prototipo di televisore, reso pubblico nel gennaio del 1926 a Londra.
Nel 1927  Baird riuscì a trasmettere in bianco e nero da Londra a Glasgow e nel 1928 da Londra a New York.
Nello stesso anno sperimetò la trasmissioni di immagini a colori.
Tale televisione era di tipo elettromeccanico, si basava su un congegno chiamato disco di Nipkow, dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow (1883).
La televisione elettromeccanica venne sostituita dalla televisione elettronica nel 1939.
Questa televisione venne inventata nel 1927 da Philo Farnsworth a San Francisco, basata sul tubo a raggi catodici, inventato nel 1897 da Ferdinand Braun, un fisico tedesco.
Oggi questa tecnologia è stata sostituita dalla tecnologia al plasma, cristalli liquidi e led.
Così alla fine del XX° secolo nasce la televisione digitale.
La televisione, come la radio, si finanzia con la vendita di spazi pubblicitari ma anche con diverse forme di abbonamento, di lì a poco divenne uno status-symbol.
Dagli anni ’50  in poi la tecnologia televisiva è andata sempre più migliorando.
Nel 1950 gli abitanti di un paese vicino Philadelphia cominciarono a lamentarsi a causa della cattiva ricezione dei loro televisori.
Un riparatore e venditore di elettrodosmetici, Robert Tarlton, capì quale era il problema ed installò una grande antenna e in cambio di una quota mensile faceva arrivare tramite cavi coassiali il segnale televisivo catturato dalla sua antenna alle abitazioni.
Ben presto il suo sitema, chiamato C.A.TV. (Community Antenna TV) si diffuse in tutti gli Stati Uniti D’America.
Nel 1952 venne costruito da Charles Ginsberg della Ampex Corporation il primo video-registratore e subito commercializzato.
Veniva utilizzato dalle emittenti televisive per registrare i programmi e poi mandarli in onda.
Il suo costo però era troppo elevato per una distribuzione di massa ma a risolvere i problema ci pensarono i giapponesi nel corso degli anni ’70 i quali utilizzavano una tecnologia più evoluta con minori costi di produzione.
A causa di questa invenzione furono avviate delle cause legali da parte dei produttori cinematografici di Hollywood, i quali temevano che le persone avessero preferito guardare film a casa piuttosto che al cinema.
Nel 1984 la Corte Suprema statunitense stabilì che l’uso del videoregistratore era perfettamente legale e non violava la legge sul copyright.