giovedì, 18 ottobre 2018
Banner AIRC
Home / Comunicazione / Quali paradigmi per le relazioni tra media, società e comunicazione?

Quali paradigmi per le relazioni tra media, società e comunicazione?

I quattro paradigmi sociologici più importanti per lo studio delle relazioni tra media, società e comunicazione di massa sono lo struttural-funzionalismo, l’evoluzionismo sociale, il modello del conflitto sociale e l’interazionismo simbolico.
I paradigmi sono formulazioni teoriche generali che contengono postulati non dimostrabili, cioè supposizioni dalle quali si trae l’ipotesi che deve essere verificata ed è questo che guida la ricerca, in ogni campo.
Se la ricerca sulla comunicazione si basa sull’individuo e non sulla società allora si utilizza il paradigma psicologico-cognitivo.
Secondo il paradigma struttural-funzionalista la struttura di una società è la fonte della sua stabilità.
Il termine struttura si riferisce al modo in cui sono organizzate le attività ripetitive di una società.
Il termine funzione si riferisce al contributo che una particolare forma di attività ripetitiva fornisce al mantenimento della stabilità di una società.
Tale società tende alla stabilità e se ciò non accade si verificheranno delle forze tendenti a recuperare la stabilità.
In base al paradigma evoluzionista la società cambia nel tempo a causa di leggi naturali e le forme sociali efficaci per il raggiungimento degli obiettivi sociali entrano a far parte della società mentre quelle meno efficaci vengono abbandonate.
Secondo il modello del conflitto sociale è solo attravaerso la soluzione di conflitti tra interessi diversi che si realizza qualcosa di nuovo, attraverso un processo dialettico.
Una società è formata da diversi gruppi di persone con interessi diversi.
Tutti questi gruppi tendono a raggiungere i loro obiettivi e a difenderli.
Dal processo dialettico che si instaura tra interessi e obiettivi contrastanti nasce il processo di cambiamento, che caratterizza una società in continua trasformazione.
L’interazionismo simbolico invece ritiene che gli uomini formano collettivamente delle idee e agiscono di conseguenza.
L’individuo acquisisce la propria natura umana e non la eredita geneticamente.
Questo paradigma ritiene che la società è un sistema di significati condiviso dagli individui ed è questo che fa nascere le aspettative che guidano i comportamenti.
Dato che i significati attribuiti alla realtà sono uguali per tutti la realtà è convenzionalizzata.
Le idee che gli uni hanno degli altri e su se stessi, sono costruzioni di significato che derivano dall’interazionismo simbolico e la condotta individuale in una data situazione è guidata dal modo in cui quella situazione è stata classificata dai significati che gli individui vi associano.
Per studiare invece gli effetti che la comunicazione di massa ha sull’individuo, si utilizza il paradigma psicologico-cognitivo.
Secondo questo paradigma i membri di una società sono riceventi attivi di input sensoriali, il cui comportamento dipende da processi mentali interiori o processi cognitivi.
I processi mentali consentono agli individui di codificare, immagazzinare e interpretare gli input sensoriali in modo da decidere il comportamento da tenere.
Questi processi determinanti il comportamento sono la percezione, l’immaginario, gli atteggiamenti, le credenze, i valori, il ricordo e il pensiero.
Le componenti cognitive dell’organizzazione mentale di un individuo sono prodotte dalle sue esperienze di apprendimento.
In generale si utilizza il paradigma cognitivo per studiare come vengono percepiti i messaggi, come possono cambiare gli atteggiamenti, i valori, le conoscenze e i comportamenti in seguito ad un’azione di persuasione.