giovedì, 18 ottobre 2018
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Lo sviluppo della comunicazione umana e la comunicazione di massa

Quali consegueze ha la comunicazione di massa per gli individui e per l’ordine sociale?
E come si realizza?
E’ evidente ed è ormai chiaro a tutti che la comunicazione di massa influenza il pubblico e l’ordine sociale.
Gli sviluppi eccezionali dell’umanità negli ultimi 40.000 anni sono dipesi dalla capacità di utilizzare sistemi di comunicazione.
Fu la capacità di comunicare a permettere uno sviluppo crescente delle tecnologie e delle regole di comportamento che rendono possibile ciò che oggi definiamo come civiltà.
La storia dell’evoluzione umana può essere quindi spiegata con una Teoria delle Transizioni in termini di fasi distintive dello sviluppo della comunicazione.
Possono essere individuate cinque fasi: età dei segni e dei segnali, età del linguaggio, età della scrittura, età della stampa, età della comunicazione di massa.
I primi uomini apparsi sulla terra comunicavano attraverso un sistema composto da segni e segnali, un sistema limitante per lo sviluppo dell’astrazione e del pensiero.
Non erano possibili lunghe e complesse comunicazioni e questo limitava la creazione di una cultura complessa.
Le cose cambiarano con la comparsa dell’ Uomo di Cro-Magnon.
La sua struttura cerebrale era molto simile, se non identica alla nostra e questo gli permise non solo di sviluppare una cultura abbastanza complessa ma anche di parlare.
Molti studiosi ritengono che una delle cause dell’estinzione dei Neanderthal fu la loro incapacità di sviluppare un linguaggio, piani e concetti, capacità presenti invece nell’ Uomo di Cro-Magnon.
Grazie a tali capacità potè sopravvivere ed evolversi.
Con il passare del tempo i linguaggi utilizzati per memorizzare e trasmettere informazioni si modificarono e si passò dalla “parola parlata” alla “parola scritta”.
Cominciò così a prendere forma l’età della scrittura, dapprima caratterizzata da rappresentazioni pittografiche per rappresentare le idee e poi da sistemi fonetici.
La civiltà egiziana fu una grande innovatrice del sistema pittografico attraverso i geroglifici, utilizzati per rappresentare una cosa, un’idea o un concetto complesso.
I Sumeri invece furono i primi ad adottare il sistema fonetico.
La scrittura cuneiforme veniva utilizzata non per disegnare immagini ma per rappresentare caratteri, ognuno corrispondente ad un suono specifico.
Più tardi i Greci svilupparono la scrittura alfabetica, dove ogni vocale e ogni consonante aveva il proprio carattere.
Durante l’età della scrittura si presentò un problema, quello della trasportabilità dei media, si scriveva sulla pietra o su tavolette di argilla, difficilmente trasportabili.
A risolvere il problema ci pensarono gli egiziani, intorno al 2.500 a.C. , estraendo dal papiro un tipo di carta molto resistente e leggera, quindi facilmente trasportabile.
Grazie al papiro si iniziarono ad achiviare e trasmettere informazioni, si aprirono biblioteche e scuole.
Questa invenzione cominciò ad influenzare la cultura e l’organizzazione sociale.
Occorre attendere l’VIII° secolo d.C prima che la carta, così come oggi la conosciamo, giunga in Europa dalla Cina attraverso i Mori conquistatori della Spagna.
Prima dell’invenzione della stampa tutto veniva copiato a mano, ciò rendeva i libri costosi e limitati, delle vere opere d’arte.
Nel 1455 a Magonza in Germania, un orafo, Johannes Gutenberg, inventò la stampa a caratteri mobili che permetteva di stampare automaticamente diverse copie di libri.
Il primo libro stampato fu la Bibbia ma Gutenberg non potè goderne economicamente perchè si era pesantemente indebitato con il suo avvocato per la realizzazione della macchina.
Quest’ultimo gli fece causa e gli tolse tutto.
Gutenberg morì in povertà qualche anno più tardi.
Nel corso del XVI° secolo in Europa si cominciarono a stampare molti libri e questo contribuì alla diffusione dell’alfabetizzazione.
Con la diffusione della stampa la comunicazione umana aumentò rapidamente.
Poco a poco cominciò anche a diffondersi il concetto di “Quotidiano” e nel 1830 a New York nacque il primo mass-media, il “Penny Press”.
A metà del XIX° secolo fu inventato il telegrafo, il telefono e le tecnologie di comunicazione si svilupparono sempre più velocemente.
Cominciarono inoltre a diffondersi giornali, libri e riviste che iniziarono a introdurre cambiamenti nella condizione umana, influenzare i modelli di interazione sociale e la psicologia individuale.
Nel 1909 il sociologo statunitense Charles Horton Cooley individuò i quattro fattori che rendevano i nuovi media più efficaci dei processi di comunicazione precedenti: la capacità di espressione, la permanenza del ricordo, la velocità e la diffusione.
Durante il XX° secolo furono inventati il telegrafo senza fili, il cinematografo, la radio, la televisione, il telefono cellulare ed Internet.
All’inizio del XXI° secolo stanno comparendo sulla scena i nuovi media.
L’epoca della comunicazione di massa ha sollevato diverse polemiche.
Da una parte i mass-media sono accusati di abbassare il livello culturale della popolazione, di annullare la creatività e di generare violenze.
Dall’altra parte i mass-media rendono pubblici i fenomeni di malaffare e corruzione, informano, garantiscono la libertà e intrattengono le persone.
Comunque la si pensi, per verificare se i media influenzano una società e i suoi i processi comunicativi, occorre rispondere a due domande:
Come avviene e da chi è controllata la comunicazione di massa?
Quali conseguenze ha sulla popolazione o sulla società la comunicazione di massa?
A voi le risposte.