mercoledì, 14 novembre 2018
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Vincenzo Gioberti e il rinnovamento culturale e politico

Vincenzo Gioberti, filosofo, patriota e presbitero, visse nella prima metà del XIX° secolo.
Il suo pensiero politico, nella prima fase della sua crescita intellettuale, è conservatore.
Secondo Gioberti i sudditi dipendono dal sovrano ma sostiene che il popolo, attraverso l’educazione e la partecipazione all’esercizio del potere, guidata dai governanti, può diventare sovrano.
Nella seconda fase della sua crescita intellettuale Gioberti si appropria delle motivazioni democratiche e ritiene che l’autorità non sia più rappresentata dai governanti ma dalla classe colta.
Nel pensiero politico di Gioberti si distinguono due fasi, che corrispondono a due diversi programmi di emancipazione politica:
  • la fase del primato (1843): federazione di Stati sotto la presidenza papale;
  • la fase del rinnovamento (1851): programma democratico di livello europeo che destina il popolo italiano a missioni universali.
La prima è una fase moderata, in polemica con l’illuminismo, è orientato verso le monarchie consultive, con un consiglio che il sovrano consulti prima di prendere delle decisioni.
Il governo migliore però, è rappresentato dalla monarchia cristiana, dove il sovrano opera esclusivamente per il bene dei sudditi.
L’iniziativa del riscatto cristiano dei popoli spetta all’Italia, la nazione della cristianità.
La seconda fase è democratica, la sua democrazia risulta dal confronto tra le esigenze del popolo e le interpretazioni dei colti.
L’impostazione politica è europea, bisogna considerare le esigenze degli altri Stati e delle dottrine straniere.
Il rinnovamento non è solo politico, in quanto ammette il suffragio universale ma anche sociale ed educativo, che consiste in una nuova cultura che implica delle negazioni:
  1. negazione del cattolicesimo tradizionale;
  2. negazione dell’autoritarismo;
  3. negazione delle ideologie moderne (protestantesimo, illuminismo, socialismo).
Il risultato di tali negazioni sarà un nuovo cattolicesimo, fondato sull’interpretazione individuale della dottrina.
Sul piano istituzionale auspica la distinzione tra due classi di preti, i celibi e i non celibi.
Tale cattolcesimo moderno deve appoggiare la classe colta, la borghesia, in funzione antirivoluzionaria.

 

 

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