sabato, 22 settembre 2018
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Thomas Hill Green tra spiritualismo e liberalismo

Thomas Hill Green visse tra la prima e la seconda metà del XIX° secolo, è il rappresentante dello “spiritualismo liberale”.
Il suo spiritualismo si fonda su un’ontologia che divide la realtà in due regioni:
  1. esperienza ordinaria;
  2. esperienza di un essere transfenomenico.
Queste regioni non sono separate, la prima tende verso la seconda, tutte le realizzazioni possibili nel mondo sono già compiute nell’essere superiore.
L’uomo fa parte di questo essere perchè tale essere vive nella coscienza umana.
L’uomo in relazione con l’essere e le altre persone forma una società.
Il progresso è garantito dall’essere superiore.
Il pensiero di Green è di ispirazione cristiana, è un idealista orientato alla perfezione umana e al servizio di tale morale c’è il mondo della politica e del diritto.
La politica maggiormente orientata verso questo ideale, secondo Green è la politica liberale che prende atto della necessità di alcuni interventi dello Stato.
L’uomo ha bisogno di utilizzare il diritto naturale (diritto alla vita, alla libertà, ecc.) per realizzare il suo fine morale, vioè il perfezionamento sociale e personale.
La legge (legge positiva) deve soddisfare questa esigenza.
Green individua un processo genetico: fine morale – diritto naturale – diritto positivo, cioè l’uomo ha un fine morale da raggiungere e per questo ha bisogno di utilizzare il diritto naturale e ciò è garantito dal diritto positivo (legge).
Secondo Green è necessario seguire le obbligazioni giuridiche ma a volte si può anche trasgredire la legge seguendo un criterio morale.
Il criterio morale di Green può riferirsi:
  • all’individuo: conta il movente, l’individuo agisce bene se il movente è al di fuori di ogni egoismo;
  • alla situazione: la scelta più accettabile è quella della soluzione politica che promuove le migliori condizioni per lo svolgimento della vita morale.
Per Green la sovranità non è democratica, è sovranità dello Stato non del popolo e si manifesta nel buon funzionamento delle istituzioni.
L’intervento statale deve favorire esclusivamente lo sviluppo della società.
Nella “Legislazione liberale e la libertà di contratto” Green osserva che l’ intervento riformatore dello Stato è positivo perchè è un intervento liberale che punta ad un ampio utilizzo della libertà.
Leggi liberali sono quelle che promuovono la libertà dei cittadini come la legge sull’istruzione obbligatoria, la legge sul lavoro delle donne, la legge sul lavoro dei bambini, ecc.
In riferimento alla politica economica green ritiene che le persone debbano svilupparsi anche in campo economico, quindi libertà d’impresa e proprietà fondata sul lavoro.
Il programma di Green è un programma borghese-liberale antifeudale.
Considera il proprietario terriero il successore del feudatario e per questo ritiene necessaria una legislazione che regoli le successioni e i contratti d’affitto.
Secondo Green la proprietà industriale è liberatrice perchè tutti vi possono accedere, non vede contrasti tra operai e capitalisti perchè gli operai possono diventare piccoli capitalisti formando delle “società per l’investimento dei risparmi”.
In riferimento ai rapporti internazionali giudica la guerra un residuo feudale.
Quando all’interno delle nazioni ci sono dei privilegi, la classe privilegiata tende all’espansione esterna, quella sfortunata tende ad emigrare.
Scambi internazionali e ordinamenti liberali favoriscono, secondo green, buoni rapporti tra gli Stati rendendo realizzabile il progetto di una “corte internazionale” legittimata dal consenso degli Stati indipendenti.