sabato, 22 settembre 2018
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Giuseppe Ferrari e la rivoluzione del povero

Giuseppe Ferrari visse tra la prima e la seconda metà del XIX° secolo, è classificato come scettico, parla di “rivelazione naturale”, cioè del verificabile manifestarsi dei fenomeni.
Divide la rivelazione naturale in:
  • rivelazione degli esseri: descrizione delle leggi che regolano la materia, il pensiero e la società;
  • rivelazione della vita: antropologia;
  • rivelazione morale: dottrine morali;
La rivelazione naturale attraversa tre stadi:
  • religioso;
  • metafisico;
  • scientifico, inaugurato dalla rivoluzione francese.
Il pensiero politico di Ferrari è la radicalizzazione dei principi della rivoluzione francese: scienza ed eguaglianza corrispondono al rifiuto della religione e alla legge agraria o rivoluzione del povero.
Si ha dunque una forma di socialismo, proclamato il principio dell’uguaglianza nulla giustifica le disuguaglianze economiche.
Ferrari è contrario alla proprietà non guadagnata con il lavoro, è contrario alla famiglia fondata sul denaro e non sul sangue.
C’è bisogno della rivoluzione del povero contro i borghesi che difendono la proprietà e la religione.
Lo scopo della rivoluzione è “stabilire migliori condizioni di concorrenza e migliori condizioni perchè il lavoro sia ben retribuito. Tocca allo Stato promuovere tali condizioni rieguagliando le fortune”.
Inoltre lo Stato deve affermare la sua superiorità sulla religione in quanto superiorità della ragione che esso rappresenta.
Ferrari ritiene che spetti alla Francia riprendere la missione liberatrice e liberare l’Italia.
Vuole un federalismo con libere repubbliche attraverso l’iniziativa popolare e prospetta una soluzione democratica:
  • assemblee regionali;
  • assemblea nazionale formata dai rappresentanti eletti dalle assemblee regionali.
Ferrari si pone il problema delle difficoltà di mettere in atto la rivoluzione del povero in Italia, dove ancora non si è avuta la rivoluzione democratica e borghese.
Per questo motivo occorre mettere in atto due rivoluzioni in una: la rivoluzione deve essere borghese (per raggiungere i valori democratici) e socialista (per raggiungere l’uguaglianza).