mercoledì, 14 novembre 2018
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Conciliare flessibilità e sicurezza in modo conveniente per le imprese e per i lavoratori

Cos’è la qualità nel lavoro?
La risposta va ricercata in una dimensione sociologica e in una dimensione politica ed europeista.
Dal punto di vista sociologico, il concetto di qualità nel lavoro può essere riferito a quattro dimensioni individuate da Luciano Gallino, Alberto Baldissera e Paolo Ceri:
  • la dimensione ergonomica;
  • la dimensione della complessità;
  • la dimensione dell’autonomia;
  • la dimensione del controllo.
Tali dimensioni corrispondono ai differenti bisogni dei lavoratori che si sono manifestati nel corso degli anni e in diverse forme, attraverso la loro protesta contro i modelli tradizionali di organizzazione del lavoro.
La dimensione ergonomica corrisponde ai bisogni psicofisici del lavoratore.
Questi bisogni comprendono un ambiente lavorativo non nocivo e stimolante e un lavoro che rispetti la struttura anatomica e le esigenze fisiologiche del lavoratore.
La dimensione della complessità corrisponde ai bisogni di impegno nelle difficoltà, di creatività, di formazione professionale, di cumulazione dell’esperienza.
Questa dimensione in particolare riguarda il grado di complessità dei problemi decisionali in cui ogni tipo di lavoro può essere scomposto, tanto più complesso è il problema, tanto più elevata è la qualità del lavoro lungo questa dimensione.
La dimensione dell’autonomia corrisponde ai bisogni di stabilire con una certa discrezionalità le condizioni del proprio lavoro, la propria condotta lavorativa, le regole per svolgere una data attività o per raggiungere un obiettivo.
La dimensione del controllo corrisponde al bisogno di controllare le condizioni generali del proprio lavoro, come l’oggetto della produzione, la sua destinazione, l’organizzazione, le attività da assegnare al proprio centro e agli altri centri di decisione.
In particolare tale dimensione si riferisce alla partecipazione dei lavoratori alla formulazione degli obiettivi.
Un lavoro qualitativamente soddisfacente dovrà presentare per ogni dimensione delle caratteristiche o proprietà atte a soddisfare i bisogni corrispondenti.
Il concetto di qualità nel lavoro ha acquistato rilievo recentemente anche in ambito europeo, infatti secondo una definizione che ne da l’agenda per la politica sociale europea, la qualità del lavoro significa
“migliori offerte d’impiego e un maggiore equilibrio nel conciliare vita lavorativa e vita privata”,
e in particolare si riferisce agli impieghi di qualità, cioè alla qualità nell’ambito del lavoro e comprende sia le opportunità di impiego retribuito, sia le caratteristiche di tale impiego.
Ciò naturalmente implica un elevato livello di protezione sociale, servizi sociali accessibili ed efficaci, opportunità e rispetto dei diritti sociali fondamentali.
Tale concetto è relativo e multidimensionale perché prende in considerazione:
  • le caratteristiche oggettive del posto di lavoro, come l’ambiente e l’attività da svolgere;
  • le caratteristiche specifiche del lavoratore;
  • la sintonia tra le caratteristiche specifiche del lavoratore e i requisiti per svolgere una determinata attività;
  • la valutazione soggettiva, cioè il grado di soddisfazione personale, di tali caratteristiche da parte del singolo lavoratore;
  • gli aspetti retributivi;
  • le norme minime di garanzia;
  • il funzionamento del mercato del lavoro nel suo insieme.
Dato che il concetto di qualità nel lavoro è relativo e multidimensionale, non esiste un unico indicatore o un’ unica misura della qualità e non esiste una definizione concordata nella letteratura accademica.
I diversi studi propongono differenti dimensioni della qualità del lavoro, che interessano sia le caratteristiche specifiche del posto di lavoro come il contenuto, la retribuzione, l’orario e le qualifiche richieste, sia gli aspetti dell’ambiente di lavoro in senso ampio come le condizioni di lavoro, la formazione, le prospettive di avanzamento professionale e le assicurazioni contro gli infortuni e la malattia.
Inoltre alcune ricerche si basano soltanto sul grado di soddisfazione personale come misura della qualità del lavoro.
I metodi tradizionali per misurare il fattore “qualità” , si basano sulle statistiche economiche come il calcolo della produttività per ora di lavoro o per reddito procapite,  ma ovviamente occorre prendere in considerazione più dimensioni.
La Commissione Europea suggerisce di raggruppare i principali componenti del concetto in due categorie principali, al fine di fornire un quadro d’analisi della qualità del lavoro, per identificare obiettivi politici precisi e relative norme, per sviluppare indicatori appropriati in base ai quali misurare le prestazioni confrontandole con gli obiettivi raggiunti.
Tali categorie sono:
  • le caratteristiche del posto di lavoro: caratteristiche oggettive e caratteristiche intrinseche, come il grado di soddisfazione professionale, la retribuzione, le gratifiche extrasalariali, l’orario di lavoro, le qualifiche, la formazione, le prospettive di carriera, il contenuto del lavoro, la sintonia tra esigenze del posto di lavoro e le qualifiche del lavoratore;
  • l’ ambiente di lavoro e condizioni sul mercato del lavoro: parità di trattamento dei sessi, protezione della salute e della sicurezza, flessibilità e sicurezza, accesso al lavoro, equilibrio fra lavoro e sfera privata, dialogo sociale e partecipazione dei lavoratori, diversificazione e non discriminazione.
In base a tali categorie la Commissione Europea ha elaborato degli indicatori della qualità del lavoro da inserire all’interno della strategia europea sull’occupazione, per valutare il raggiungimento degli obiettivi di qualità da parte delle politiche degli Stati membri.
Le due categorie principali sono state distinte in settori, all’interno dei quali sono stati elaborati determinati indicatori che comprendono la soddisfazione personale, la produzione annua media per lavoratore, la sicurezza del posto di lavoro, le opportunità di specializzazione e le prospettive di carriera.
La qualità dell’occupazione costituisce un fattore determinante per raggiungere nuove opportunità di lavoro qualitativamente e quantitativamente migliori e per creare un’economia competitiva.
Per migliorare la qualità nel lavoro e per far crescere la produttività sono importanti i livelli di conoscenza e di qualificazione corrispondenti ai nuovi bisogni del mercato del lavoro, come la capacità di svolgere compiti complessi e non ripetitivi.
Inoltre alcune indagini sul livello di formazione, come quella svolta dall’OCSE nel 2001 intitolata “Il benessere della nazioni, il ruolo del capitale umano e sociale”, segnalano una forte correlazione tra la diseguale ripartizione dei livelli di formazione e la conseguente iniqua ripartizione dei redditi, ciò evidenzia l’esistenza di uno stretto legame tra livelli di competenza e livelli salariali.
Accrescere la qualità nel lavoro tramite il perfezionamento professionale e un maggior grado di soddisfazione da parte della persona, conciliando al meglio vita professionale e sfera privata, può comportare un aumento della produttività, può contribuire ad una crescita del tasso d’occupazione, può facilitare l’innovazione organizzativa e l’accesso al lavoro.
Quindi “qualità nel lavoro” significa anche elevato tenore di vita e crescita economica.
La crescente importanza dei modelli di lavoro flessibili e nuovi può entrare in contrasto con alcuni dei componenti europei della qualità del lavoro come la sicurezza del posto di lavoro, le opportunità di specializzazione, le prospettive di carriera.
Occorre quindi riuscire a conciliare con adeguate politiche flessibilità e sicurezza, in modo conveniente per le imprese e per i lavoratori, anche attraverso un’adeguata formazione e investimenti sulle risorse umane.

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