domenica, 25 febbraio 2018
Banner AIRC
Home / Sociologia Economica / La nuova political economy

La nuova political economy

Nel corso degli anni ’70 si sviluppano diversi studi sulle origini dell’inflazione.
Principalmente si possono distinguere due filoni di tipo neoistituzionale che analizzano il comportamento dei governi, delle relazioni industriali, delle imprese, dei sindacati e gli effetti dell’inflazione.
Tali filoni compongono la “Nuova Political Economy”:
1) Political economy delle teorie neoutilitarie;
2) Political economy della sociologia economica.
Il filone della political economy delle teorie neoutilitarie sviluppa un’analisi economica della politica e delle relazioni industriali per spiegare l’inflazione degli anni ’70.
Si ricollega alla Teoria delle scelte pubbliche (Buchanan) che applica l’analisi economica alla formulazione e attuazione delle politiche.
Un primo contributo è dato dal ciclo politico-elettorale.
Si tratta di fenomeni, indotti dalla politica, di espansione dell’economia che si verificano in concomitanza delle scadenze elettorali e sono determinati dai politici in carica che tentano di essere rieletti attraverso una riduzione delle tasse o un
aumento della spesa.
Un altro contributo è dato dal modello di Brittan ove si assume che gli elettori cercheranno di massimizzare il loro benessere con il voto e i politici cercheranno di massimizzare il consenso con le loro scelte.
Secondo tale modello:
a) Per un certo tempo la produzione e l’occupazione possono crescere grazie a stimoli monetari o fiscali, i quali successivamente produrranno un’inflazione più alta;
b) Si possono usare politiche espansive prima delle elezioni perché vi è uno scarto temporale tra gli effetti espansivi sull’economia e il manifestarsi dell’inflazione;
c) La memoria degli elettori è generalmente corta perciò i politici in carica hanno meno da perdere da bassa disoccupazione durante le elezioni che da alta disoccupazione nella prima fase della loro attività;
d) I lavoratori si rendono conto che l’aumento dell’inflazione dovuto alle politiche espansive danneggia il loro reddito e quindi sostengono i sindacati per un aumento delle retribuzioni.
Così i salari aumentano e l’inflazione cresce.
In tale quadro Brittan vede una contraddizione tra economia di mercato e democrazia, ritiene le norme costituzionali (ad esempio l’obbligo di tenere il bilancio in pareggio) essenziali per controllare gli effetti di tale contraddizione.
Tale filone preferisce una terapia neoliberista con il ridimensionamento del ruolo dello Stato nel campo economico e sociale e lascia spazio al mercato.
Questa impostazione caratterizzò gli esperimenti politici negli USA di Reagan e nel Regno Unito della signora Thatcher.
Il filone della political economy della sociologia economica sviluppa un’analisi istituzionale per spiegare l’inflazione,v cerca di comprendere cosa spinge i governi a ricercare consenso attraverso una elevata spesa pubblica.
L’attenzione si sposta su tendenze di cambiamento sociale che incidono sulla domanda dei diversi gruppi sociali.
Un contributo è dato da Goldthorpe il quel considera l’inflazione come “espressione monetaria di un conflitto distributivo”.
Le domande di reddito crescenti da parte delle classi inferiori si sono acuite per effetto di due tendenze:
a) Delegittimazione delle disuguaglianze sociali : ciò è dovuto alla crescita dell’urbanizzazione, della mobilità e del diffondersi di relazioni sociali;
b) Maggiore equilibrio nei rapporti di potere tra i diversi gruppi: ciò è dovuto all’effetto del sistema di protezione sociale che ha ridotto la dipendenza dei singoli al mercato del lavoro e dall’impegno dei governi per la piena occupazione che ha rafforzato i sindacati e alla formazione di una classe operaia di seconda generazione, più matura, impegnata nell’impresa fordista e residente nelle aree urbane.
Un altro contributo è dato da un gruppo di ricerca della Brookings Institution e riguarda l’analisi comparata dell’inflazione secondo cui la domanda della società può variare in funzione di:
a) Fattori culturali: influiscono sulla legittimazione delle disuguaglianze prodotte dal mercato;
b) Variabili istituzionali: caratteri del sistema di rappresentanza (ad esempio sindacati e partiti) che possono aggregare le domande dei vari gruppi.
Ciò vale anche per l’offerta dei governi, cioè la risposta della classe politica può essere influenzata da fattori istituzionali legati all’ideologia e all’organizzazione del sistema politico (ad esempio le regole elettorali o la tipologia di partiti).
Quindi l’inflazione è la conseguenza di una incapacità del sistema di rappresentanza di gerarchizzare le diverse domande e di tenere sotto controllo il conflitto distributivo tra i diversi gruppi.
I governi deboli e sovraccaricati di domanda usano l’inflazione nel breve periodo per limitare il conflitto distributivo ma ciò produrrà nel tempo stagflazione.
Secondo tale studio le performance peggiori si riscontrano in USA, Regno Unito e Italia ove è presente un sistema di
rappresentanza frammentato e incapace di gerarchizzare le domande, quelle migliori in Austria, Germania e Paesi Scandinavi.
Per entrambi i filoni l’inflazione non è riconducibile a un errore tecnico nella gestione della politica economica, in quanto tale errore può essere corretto con una coerente politica restrittiva (ad esempio l’obbligo di tenere il bilancio pubblico in pareggio) e ridimensionando il ruolo dello Stato in campo economico e sociale lasciando più spazio al mercato.
I due filoni concepiscono in maniera diversa il ruolo dei governi e delle relazioni industriali:
1) Political economy delle teorie neoutilitarie: i governi sono orientati a ottenere il consenso tramite una maggiore spesa (agevolazioni monetarie e fiscali che aumentano il reddito) e ciò genera inflazione. In riferimento alle relazioni industriali i sindacati premono per un aumento dei salari e anche questo genera inflazione;
2) Political economy della sociologia economica: il ruolo dei governi varia a seconda delle variabili istituzionali e le relazioni industriali variano a seconda dei fattori culturali. L’inflazione è la conseguenza dell’incapacità del sistema di rappresentanza di gerarchizzare le diverse domande e di tenere sotto controllo il conflitto distributivo tra i diversi gruppi.