sabato, 21 aprile 2018
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Hans Kelsen tra relativismo e liberalismo

Hans Kelsen visse tra la fine del XIX° secolo e gran parte del XX° secolo.
Il liberalismo di Kelsen deriva dal suo relativismo, si tratta dell’atteggiamento di chi, in polemica con le ideologie che pretendono di essere vere quando invece sono opinabili, non ha una verità propria da imporre, se non quella che in mancanza di autentiche verità, bisogna rimettersi al volere dei più.
Chi la pensa così è il democratico mentre chi ritiene di essere in possesso di verità indiscutibili è il totalitario.
L’unico criterio per giungere a delle decisioni è quello maggioritario.
Se la maggioranza decide in maniera antidemocratica, il vero democratico cercherà di persuadere i suoi avversari, non in nome della democrazia ma in nome della relatività di ogni verità.
Kelsen è il teorico della “dottrina pura del diritto”, secondo la quale il diritto deve essere studiato come tale, escludendo fattori storici o sociologici e ogni considerazione.
Per principio si ignorano le fonti della vita delle norme.
Il linguaggio utilizzato da Kelsen è scientifico, ad esempio rende giuridici i tre elementi costitutivi dello Stato, considerato come un insieme di norme giuridiche:
  • popolo: ambito di validità personale dell’ordinamento giuridico statale;
  • territorio: ambito di validità spaziale dell’ordinamento giuridico statale;
  • sovranità: efficacia dell’ordinamento giuridico.
Lo scienziato deve solo prendere atto dell’esistenza di questi insiemi di norme, senza attribuire al diritto le capacità di realizzare alcun valore assoluto, come la pace, perchè finchè il diritto internazionale non vieterà la guerra, non sarà possibile identificare lo Stato di diritto con lo Stato di pace.
Lo scienziato non può parlare di una forma di Stato come della forma migliore, ad esempio non si può identificare lo Stato democratico con il vero ordinamento giuridico, perchè anche uno Stato autocratico è un ordinamento giuridico, anche in esso la comunità è retta dal diritto.
La differenza tra democrazia e autocrazia riguarda il modo diverso in cui le norme giuridiche sono prodotte:
  • nella democrazia la volontà rappresentata nell’ordinamento giuridico dello Stato è identica alla volontà dei sudditi;
  • nell’autocrazia la volontà rappresentata nell’ordinamento giuridico dello Stato non coincide con la volontà dei sudditi.
Tale distinzione è basata sull’idea di libertà politica: “un individuo politicamente libero è colui che è soggetto ad un ordinamento giuridico alla cui creazione partecipa….ciò che egli deve fare secondo l’ordinamento giuridico coincide con ciò che egli vuole fare”.
E’ la presenza o assenza di tale libertà che distingue democrazia e autocrazia.
Kelsen preferisce la Democrazia e lui stesso definisce la sua preferenza opinabile perchè ogni verità è relativa, il relativismo filosofico: non ci sono verità indiscutibili.
Nella Democrazia kelseniana la cosa migliore è rimettersi al criterio della maggioranza.
Una cosa è vera se si dispone di una certezza scientifica ma il mondo dei valori non ha certezze scientifiche, quindi tutto è relativo e in mancanza di una certezza scientifica bisogna rimettersi al volere della maggioranza.
Per kelsen la democrazia occidentale è superiore ai totalitarismi.
Tale superiorità è evidente nelle caratteristiche dell’uomo democratico e relativista, ragionevole e autocritico, rispetta le opinioni altrui mentre l’uomo assolutista che crede in valori assoluti è aggressivo.
Secondo Kelsen democrazia e liberalismo politico coincidono.
Una democrazia senza opinione pubblica non è possibile e l’opinione pubblica può formarsi solo quando ci sono le libertà civili.
Non crede al governo del popolo, il popolo non decide nulla, si limita a scegliere i governanti che prenderanno loro le decisioni.
E’ favorevole però al suffragio universale e alla rappresentanza proporzionale.
Concepisce la democrazia come democrazia di partiti che limitano i problemi di una democrazia rappresentativa, ad esempio l’eletto perde il mandato quando lascia il partito entro il quale è stato eletto e per tale ragione il vero rappresentante del popolo deve essere il partito che può mandare in Parlamento ogni volta persone differenti, a seconda del tipo di legge da discutere.
Molto importante per la democrazia kelseniana è il referendum, che consente ai cittadini di intervenire nella formazione delle leggi.
La democrazia kelseniana si avvicina alla democrazia diretta, considerata da Kelsen la forma autentica della democrazia.
Nella democrazia di Kelsen le leggi devono essere formate con procedure democratiche, l’esecuzione però non deve avere una struttura democratica perchè i poteri amministrativi periferici e il potere centrale, se di diversa composizione politica, potrebbero causare dei contrasti devastanti per la società.
Tale democrazia è compatibile con il capitalismo e con il socialismo.
Con il capitalismo perchè la democrazia già è stat realizzata in Paesi capitalisti.
Con il socialismo perchè non c’è contrasto tra economia pubblica e istituti giuridici che garantiscono la libertà.
Il socialismo è compatibile con la democrazia ma non è la condizione della democrazia, per il socialismo la vera democrazia è un “governo nell’interesse del popolo” ma l’interesse del popolo è il risultato di un giudizio di valore soggettivo non accertabile, mentre la democrazia è un governo fondato sulle pubbliche libertà e sulle elezioni, che sono fatti accertabili.
L’interesse del popolo accertabile è l’interesse che il popolo esprime con il voto e nulla gli vieta di scegliere il socialismo se vuole il socialismo.
La democrazia di Kelsen è una democrazia a carattere aperto: “democrazia capace di accogliere qualsiasi trasformazione”.