sabato, 22 settembre 2018
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Enrico Corradini tra nazionalismo e fascismo

Enrico Corradini visse tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo.
Configura il nazionalismo italiano come un socialismo internazionale, cioè il trasferimento della lotta di classe sul piano della lotta fra le nazioni.
Secondo Corradini ci sono nazioni proletarie le cui condizioni di vita sono con svantaggio sottoposte a quelle di altre nazioni e l’Italia è una nazione moralmente e materialmente proletaria.
Parla di un’Europa dominata da due plutocrazie, la Gran Bretagna e la Francia, al di sotto vi è la Germania in via di arricchimento e poi vi è l’Italia proletaria.
Considera il pacifismo europeo una scusa attraverso cui le nazioni riche dominano quelle povere.
Nel pensiero politico di Corradini è presente il rifiuto:
  • plutocratico: si fonda sul capitale considerato sacro;
  • socialista: sostituisce il dominio di una classe con il dominio di un’altra classe sociale;
  • umanitario: si fonda sull’egoismo universale.
Lo spiritualismo nazionaista di Corradini consiste nell’affermazione di un ideale nazionale a cui l’individuo si sacrifica.
Il mondo della politica è visto come una competizione tra Stati e dopo la Prima Guerra Mondiale i protagonisti di tale competizione sono cinque imperi:
  1. Regno Unito;
  2. Stati Uniti d’America;
  3. Francia;
  4. Russia;
  5. Giappone.
L’italia se non vuole restare sopraffatta deve attuare la sua missione imperiale e su tale missione Corradini da due indicazioni di ordine geografico:
  • rendere l’Adriatico completamente italiano;
  • espendersi nel Mediterraneo.
Secondo Corradini democrazia e individualismo sono innaturali mentre naturale è la lotta fra gli organismi che si perfezionano e si affermano nei confronti dei meno adatti.
Tale istinto deve essere regolato dallo Stato e liberato all’esterno, si avrà così uno stato organizzato secondo il concetto del “governo dei più capaci”, cioè coloro che per tradizione, per cultura, per posizione sociale, sono in grado di realizzare gli interessi della nazione.
E’ convinto che in politica internazionale regni il principio: “a ciascuno secondo la sua potenza materiale, spirituale e culturale”.