giovedì, 19 luglio 2018
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Benedetto Croce tra liberalismo e storicismo

Benedetto Croce visse tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo.
Il pensiero politico di Benedetto Croce è distinto in due fasi:
  1. la prima va dall’inizio della sua carriera filosofica fino al 1924, riflette sull’essenza del fenomeno politico;
  2. la seconda va dal 1924 in poi, si occupa della migliore forma di governo e il suo pensiero antifascista si configura come pensiero liberale.
Nella prima fase Croce si sforza di definire la politica.
La politica rientra nel primo momento della pratica, il momento economico, caratterizzato dalla pura azione senza preoccupazioni morali.
La politica è realizzazione che presuppone delle dure lotte, vede la guerra come qualcosa di inevitabile.
In Croce è costante anche il patriottismo: “il singolo ha l’obbligo di essere devoto al proprio popolo e al proprio Stato”.
Tale Stato è il protagonista della lotta continua che è la storia e si trova nei confronti degli altri stati in una condizione di guerra potenziale.
Lo Stato viene considerato come Stato-Potenza e tale concezione della politica implica la negazione del moralismo, nega quelle dottrine che considerano la politica come attuazione degli ideali di giustizia e di eguaglianza.
Secondo Croce tali dottrine sono:
  • filosoficamente errate, il concetto di eguaglianza è un concetto assurdo perchè si lascia sfuggire la naturale e storica ineguaglianza degli individui;
  • ideologie, mascherano la politica, presentano come richieste umanitarie gli interessi di determinati Stati e popoli.
La fase liberale del pensiero di Benedetto croce inizia nel 1924 e comincia a considerare l’ottima politica quella liberale.
In “Politica in nuce” critica l’egualitarismo e la sovranità che non appartiene a nessuna componente dello Stato, se si volesse attribuirla a qualcuno si dovrebbe attribuire o a Dio o all’idea o alla storia.
Critica anche la tripartizione delle forme di governo perchè ogni Stato è allo stesso tempo democratico, aristocratico e monarchico perchè:
  • la collaborazione è di tutti;
  • il consiglio di pochi;
  • la decisione di uno.
L’ottima politica è la politica liberale al servizio della morale.
Allo Stato-Potenza subentra lo Stato-Etico o di cultura, uno Stato che si ispiri agli ideali morali e che agisca per il progresso morale.
La politica che può attuare ciò è la politica liberale e lo Stato-Etico è lo Stato liberale.
Quindi perchè si abbia qualcosa di storicamente positivo non basta più la grande realizzazione ma la positività si ottiene con la piena attuazione delle libertà attraverso ordinamenti liberali.
Il liberalismo è un metodo di governo che garantisce lo svolgimento della vita morale e non ha preferenze per alcun sistema economico, tutti i sistemi economici sono accettabili purchè rispettino le libertà pubbliche.
Questo liberalismo ha degli eroi rappresentati dalla classe media, dall’intelligenza e dalla cultura che durante le fasi di oppressione conservano l’idea di libertà.
In “Ufficio ideale del suffragio universale” Croce abbandona l’idealismo e torna al mondo reale, non ha nessuna illusione democratica affermando che le masse non sono le protagoniste della storia, è il governo delle classi colte, liberale e borghese che regola il progresso morale e civile e la partecipazione delle masse non è importante a tale scopo.