giovedì, 19 luglio 2018
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Alfredo Rocco dal nazionalismo al fascismo

Alfredo Rocco visse tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo.
Fu il legislatore del regime fascista.
Considera il fascismo come l’attuazione dei principi nazionalistici: riaffermare la superiorità dello Stato contro l’individualismo.
Secondo Rocco, in “Genesi storica del fascismo”, nella storia agiscono due principi:
  1. quello dell’organizzazione, proprio delle civiltà evolute;
  2. quello dell’individualismo, proprio delle civiltà primitive.
In Italia vi fu, dopo l’unità, il trionfo del liberalismo, della democrazia e del socialismo, poi la ricostituzione fascista.
L’unità italiana non potè essere realizzata tramite la conquista e l’assorbimento statale a causa della presenza dello straniero e della Chiesa ostile, si dovette allora richiedere l’intervento del movimento popolare.
A ciò è dovuta la presenza di idee liberali e democratiche.
Liberalismo e democrazia causarono mediocrità e decadenza ma con la guerra e con il fascismo si è tornati alla missione di organizzazione e di civiltà dell’Italia nel mondo.
Il fascismo riprende il principio romano della gerarchia e della disciplina, tutto deve venire dall’alto, dalle istituzioni tradizionali a cui spetta il compito del progresso.
La rivoluzione fascista promosse l’avvento di una nuova concezione della politica e dello stato.
Il fascismo rifiuta il parlamentarismo e le liberl-democrazie per un ritorno a forme autoritarie.
Rocco considera essenziale il ruolo della monarchia, infatti nella “Relazione sul disegno di legge sulle attribuzoni e prerogative del Capo del Governo”, la figura del capo viene rafforzata ma sovrastata da quella del sovrano.
Ribadì inoltre il concetto di rappresentanza parlamentare come falsa rappresentanza perchè numerica e quantitativa e che la valutazione della situazione dell’Italia spetta al sovrano.
Per quanto riguarda l’ordinamento economico e sociale Rocco ribadisce il suo statalismo.
Considera le corporazioni (organismi che comprendono tutti coloro che partecipano alla produzione) come organi orizzontali, cioè come organi di collegamento tra le associazioni sindacali e uniscono lavoratori e datori di lavoro di uno stesso ramo produttivo.
I sindacati sono considerati organi verticali, cioè rappresentano le categorie dei lavoratori e dei datori di lavoro.
La corporazione è un organo dello Stato, le forze produttive sono organizzate entro lo Stato.
I sindacati vennero statalizzati, cessando così l’autodifesa di classe, però il riconoscimento giuridico venne concesso solo ai sindacati fascisti propensi alla disciplina nazionale e alla collaborazione di classe.