sabato, 22 settembre 2018
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Gli anni ’80 e la concertazione

Nei primi anni ’80 si manifesta una tendenza al declino della concertazione centralizzata e crescono forme di concertazione decentrata, aziendale, territoriale, settoriale.
I fattori che producono tale fenomeno sono:
1) Trasformazione dell’organizzazione produttiva a livello micro: negli anni ’70 la saturazione dei mercati per la produzione di massa, la concorrenza dei nuovi Paesi industrializzati con basso costo del lavoro, la rottura del sistema dei cambi fissi, l’aumento dei prezzi petroliferi, portano a una riorganizzazione delle strutture produttive prima basate sul
modello di produzione fordista (grandi imprese integrate verticalmente).
Le imprese diventano più flessibili per adattarsi ai mercati più instabili, le produzioni semplici si spostano nei Paesi in
via di sviluppo mentre nei Paesi sviluppati crescono i servizi (marketing e pubblicità, ricerca, finanza, servizi legali, ecc.);
2) Frammentazione degli interessi del lavoro e indebolimento dei sindacati: tale processo porta a una diminuzione della classe operaia e a un aumento dell’occupazione nel settore dei servizi. Tale frammentazione indebolisce i sindacati;
3) Minore vulnerabilità degli imprenditori e dei governi rispetto alle rivendicazioni sindacali: sindacati deboli hanno meno potere nel condizionare le scelte di imprenditori e governi;
4) Tensioni interne alle associazioni imprenditoriali: tali tensioni nascono dalla necessità per le imprese di adattarsi a condizioni differenziate nell’uso della manodopera e nella remunerazione così le associazioni imprenditoriali spingono verso il decentramento della concertazione;
5) Vincoli macroeconomici posti all’azione dei governi: in molti casi si assiste a costi crescenti dello Stato Sociale dovuti all’invecchiamento della popolazione e a una diminuzione temporale della carriera tipica del modello fordista, nasce così la necessità di limitare le spese per il Welfare. Un altro fattore vincolante per i governi è la crescente integrazione dei mercati finanziari che pone limiti all’autonomia dei governi in campo macroeconomico.