giovedì, 19 luglio 2018
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Carl Schmitt tra nazismo e “concreto politico”

Carl Schmitt visse tra la fine del XIX° secolo e gran parte del XX° secolo.
E’ un pensatore reazionario, alle strazioni dell’intelletto contrappone il “concreto politico”, caratterizzato dall’agonismo e dalla diade amico-nemico.
L’astratto di Schmitt è il diritto che media i contrasti in modo tranquillo.
Rileva che il diritto si adatta a situazioni di tranquillità politica ma quando in una società si scontrano interessi molto contrastanti e gruppi antagonisti, il diritto non può più regolarle.
Schmitt si riferisce alla realtà politica della Repubblica di Weimar, realtà instabile a causa dei partiti discordi, interessi contrastanti, e minacce rivoluzionarie.
Il liberalismo non fa altro che stimolare tali pericoli e Schmitt desidera quindi che l’autorità dello Stato venga riaffermata e che il partito comunista venga annientato in quanto desidera rovesciare l’ordine costituito.
In riferimento alla diade amico-nemico, essenza della politica secondo la visione di Schmitt, chi fa politica ha un nemico da eliminare, così la politica si lega alla guerra e se la guerra scomparisse, con uno Stato unico al mondo, scomparirebbe la politica.
La politica autentica è quella che individua il nemico da eliminare e per questo è importante che il popolo abbia coscienza di se.
Il vero volere di un popolo non si manifesta con il voto perchè il cittadino che vota è un privato che vota e non un membro cosciente di una comunità.
Il vero volere di un popolo si manifesta attraverso l’acclamazione.
Secondo Schmitt questa è la vera democrazia, una immediata partecipazione popolare, una democrazia plebiscitaria.
Schmitt parla di una comunità devota a un capo a cui manifestare la sua fiducia con plebisciti e in tale quadro accoglie l’ideologia nazista:
  • unità del popolo;
  • nemico del comunismo;
  • anti-intellettualismo.
Nello scritto “Stato, movimento, popolo” descrive e giustifica la presa del potere da parte nazista.
Il movimento, rappresentato dal partito nazista, fonte della politica, da vita allo Stato e al popolo.
Lo Stato comprende la burocrazia e l’esercito.
Il popolo comprende gli ordinamenti economici, le organizzazioni professionale, le amministrazioni locali.
Il popolo e lo Stato sono sottomessi alle decisioni del movimento (partito nazista).
La configurazione costituzionale dello Stato tedesco, (che deriva dalla legge dei pieni poteri del 24 marzo 1933) vede al vertice il capo riconosciuto per acclamazione dal popolo.
Il contatto tra capo e popolo è fondato sull’uguaglianza di stirpe, garanzia contro la tirannia, perchè chi appartiene alla stessa razza la pensa nello stesso modo.
Accanto al capo sta un consiglio da lui scelto ma la decisione finale spetta al capo.
Tutto viene centralizzato e i giuici devono essere vincolati al popolo da uguaglianza di stirpe.
I tribunali non possono intervenire nelle questioni di disciplina e organizzazione del partito e dei reparti d’assalto, questi sono affari interni al partito.
Secondo Schmitt la legge è comando e in questo modo giustifica la purga del 30 giugno 1934: “se la legge è comando e se la giustizia proviene dal Fuhrer, le illegalità del 30 giugno 1934 diventano atti di giurisdizione perchè il vero capo è sempre anche giudice e l’azione del capo è giustizia. L’Autorità del Fuhrer deriva dal diritto alla vita del popolo tedesco”.
Questi principi divennero legge nel 1942, la guerra venne considerata come lotta per l’esistenza del popolo tedesco.
Tale legge conferì a Hitler poteri illimitati sulla vita di ogni tedesco affinchè compisse il suo dovere.