sabato, 21 aprile 2018
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Lev Trotsky: la polemica con Stalin e con Lenin

Lev Trotsky visse tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo, morì assassinato in Messico.
Fu il più autorevole critico di Lenin e Stalin
Fu in polemica con Lenin per quanto riguarda il ruolo del partito rispetto alle masse e in polemica con Stalin in riferimento alla tesi del socialismo in un Paese solo.
Trotsky accusa Lenin di giacobinismo, cioè di teorizzare una dittatura sul proletariato, mentre nell’opposizione a Stalin denuncia la mancanza di partecipazione delle masse sovietiche agli atti politici, che venivano compiuti in loro nome.
Fu il teorico della “rivoluzione permanente”, secondo cui nei Paesi arretrati la rivoluzione democratico-borghese doveva essere condotta sotto la guida del proletariato e che doveva essere condotta sino al raggiungimento della meta socialista.
Tale rivoluzione doveva avere carattere internazionale, dato il carattere mondiale dell’organizzazione capitalistica, altrimenti si sarebbe arrestata.
Inoltre non bisognava lasciar consolidare la fase democratica-borghese, altrimenti la borghesia avrebbe sconfitto il proletariato.
Trotsky teorizzò la militarizzazione del lavoro, cioè l’impiego delle forze armate, non più necessarie per la guerra,  nella produzione per far fronte alla crisi del 1920.
Fu critico anche nei confronti della politica estera sovietica perchè troppo prudente.
La politica estera sovietica si poteva muovere in due direzioni:
  • effettiva: attuata dall’internazionale comunista, una politica prudente;
  • rischiosa: voluta da Trotsky.
Trotsky promosse una politica di industrializzazione a oltranza e una politica di collettivizzazione delle campagne che Stalin fece propria ma la utilizzò troppo tardi e con precipitazione, portando il Paese sull’orlo della rovina, come gli obiettò Trotsky