sabato, 21 aprile 2018
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Antonio Rosmini tra ordinamenti e ontologismo

Antonio Rosmini, sacerdote, visse nella prima metà del XIX secolo.
Nel pensiero politico di Rosmini si distinguono tre aspetti:
  1. dottrina generale della società;
  2. redazione di alcuni progetti di Costituzione;
  3. proposte di riforma della Chiesa cattolica.
La filosofia di Rosmini è una forma di ontologismo, cioè una dottrina secondo cui noi abbiamo la possibilità di andare oltre le apparenze e di cogliere l’essere di queste apparenze.
Attraverso l’essere possiamo comprendere le apparenze e le apparenze devono realizzare l’essere, ad esempio l’azione morale è un atto di fedeltà all’essere.
La società ideale è la società teocratica, di cui Dio è il capo, guidata dall’amore, dalla collaborazione e dall’unità.
Alla natura razionale umana corrisponde la società domestica, alla quale la società teocratica dona un ruolo soprannaturale con il sacramento del matrimonio.
Quindi l’uomo è membro della società teocratica, è persona, cioè ente spirituale e fonte di ogni diritto, quindi la proprietà discende dalla supremazia dell’uomo sulla natura.
La società civile è al servizio della società domestica e della società teocratica e ha il compito di promuoverne lo sviluppo.
Lo sviluppo corrisponde all’attuazione di un ideale di giustizia.
Per Rosmini il bene comune (insieme dei diritti dei singoli) deve prevalere sul bene pubblico (insieme degli interessi dei singoli).
Secondo Rosmini il bene pubblico prevale sul bene comune nei seguenti casi:
  • a Sparta (si sacrificavano i bambini diversamente abili per creare una società di cittadini forti);
  • nei regimi democratici (il bene pubblico corrisponde al bene della maggioranza dei cittadini);
  • nell’ aristocrazia (il bene pubblico corrisponde al bene dei nobili);
  • nelle monarchie (il bene pubblico corrisponde al bene della famiglia reale).
Rosmini propone un progetto di Costituzione simile a una monarchia costituzionale dove il potere esecutivo appartiene al re, il potere legislativo è esercitato dal sovrano e da due camere elettive.
Le camere controllano i matrimoni dei re e dei loro figli, sono garantite le libertà di stampa, di insegnamento, di associazione, di commercio, di industria e individuali.
Le caratteristiche di tale Stato sono:
  • ordinamento censitario: solo i ricchi possono votare. Il numero dei deputati si calcola in base alla popolazione, un deputato ogni 15.000 cittadini. Un collegio (numero di elettori) si calcola dividendo la somma totale delle imposte dirette per il numero dei deputati. Se un solo ricco paga allo Stato le quote stabilite di imposte dirette, da solo può eleggere un deputato e può eleggere se stesso. La ricchezza e il potere devono essere uniti per garantire la stabilità sociale perchè il suffragio universale potrebbe condurre al comunismo che comprometterebbe le libertà individuali;
  • tribunale politico: deve garantire l’uguaglianza giuridica e chiunque vi può ricorrere. I giudici sono eletti a suffragio universale.
Nelle “Cinque Piaghe” Rosmini parla della necessità di coinvolgere il popolo nei riti e nella nomina dei vescovi.
Le cinque piaghe individuate da Rosmini sono:
  1. divisione popolo-clero nel culto pubblico;
  2. insufficiente educazione del clero;
  3. mancanza di unità tra i vescovi;
  4. interferenza del potere laico nella nomina dei vescovi;
  5. residui feudali nell’amministrazione dei beni, il cui utilizzo deve essere reso pubblico ai fedeli.