domenica, 25 febbraio 2018
Banner AIRC
Home / Sociologia Economica / Mercato, sviluppo economico e consumo

Mercato, sviluppo economico e consumo

Al centro dell’indagine della sociologia economica vi è il tema delle origini, conseguenze e trasformazioni del capitalismo.
E’ possibile cogliere una serie di ipotesi che riguardano il mercato, lo sviluppo economico e il consumo.
Il mercato: si possono distinguere due aspetti:
a) Il processo di costruzione del mercato capitalistico: secondo gli economisti le relazioni di mercato si diffondono per la loro efficienza, cioè la capacità di soddisfare le esigenze dei singoli a costi più bassi.
Per i sociologi economici molto importante è la legittimità, il mercato per affermarsi come strumento di regolazione dell’economia deve essere socialmente accettato.
Una volta che il mercato sia stato legittimato i vantaggi in termini di benessere economico e della libertà di scelta nell’impiego del lavoro e di consumo rinforzano la diffusione dei rapporti di mercato.
I vantaggi però sono differenti per i diversi gruppi sociali ed è per tale motivo che la sociologia economica è più interessata all’equità che all’efficienza.
Gli economisti ritengono invece che un mercato concorrenziale risolverebbe automaticamente anche i problemi di
equità.
b) Condizioni del funzionamento del mercato capitalistico: secondo gli economisti neoclassici gli individui sono ben informati, calcolatori, moralmente affidabili e si muovono all’interno di un mercato sempre concorrenziale.
Secondo i sociologi economici gli individui non sono ben informati, non sono calcolatori e non sono tutti moralmente affidabili, ciò rende difficili i rapporti di mercato e i mercati non sono sempre concorrenziali, quindi il mercato può
funzionare meglio ove vi siano istituzioni che ne accrescano la legittimità.
Le istituzioni possono generare fiducia in modo personale, come la famiglia, o in modo impersonale come le istituzioni statali e occorre considerare anche le istituzioni legate alla rappresentanza collettiva dei lavoratori che introducono una regolazione politica del mercato del lavoro per riequilibrare i rapporti di potere sul mercato.
Lo sviluppo economico: le condizioni per lo sviluppo economico (crescita delle risorse nel tempo) sono la legittimità e l’innovazione.
La legittimità facilita l’innovazione perché agevola scambi e cooperazione.
La capacità innovativa dipende dall’imprenditorialità definita da Schumpeter come “la capacità di realizzare cose nuove (nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi metodi di organizzazione della produzione, nuovi mercati)”.
L’imprenditorialità può essere favorita o ostacolata dalle istituzioni/contesto sociale.
Una preoccupazione comune ai sociologi economici riguarda il dinamismo economico: una volta affermatosi, il mercato determina una erosione delle regole costitutive che inizialmente lo avevano sostenuto.
Ciò rende più grandi i problemi di accettazione sociale delle conseguenze del mercato e spinge alla crescita di nuove
regole regolative come ad esempio l’intervento dello Stato in campo sociale ed economico, le relazioni industriali, ecc.
Un eccesso di regolamentazione può però danneggiare la capacità innovativa, se la regolamentazione genera aspettative negative per gli imprenditori questi non saranno disposti a investire.
Il consumo: secondo gli economisti neoclassici è la domanda a stabilire il valore dei beni attraverso la teoria dell’utilità marginale secondo cui il comportamento di consumo dipende da una gerarchia stabile di preferenze legate alla soddisfazione dei bisogni dei singoli.
Dati i vincoli dovuti ai prezzi dei beni e al reddito, il consumatore distribuirà il suo potere d’acquisto in modo esattamente proporzionale alle sue preferenze.
Per i sociologi economici il comportamento dei consumatori è condizionato da fattori socioculturali (condizionano le
preferenze e come perseguirle), i beni sono consumati per il loro valore simbolico, come segnali per essere riconosciuti e distinguersi.
Simmel nota come il diffondersi dei rapporti di mercato si accompagni alla erosione di istituzioni tradizionali (comunità locale, chiesa, ecc.) che fornivano identità agli individui e ciò fa si che specialmente nei grandi centri urbani il consumo
diventi uno strumento per creare una identità.
Weber riconduce i comportamenti di consumo alla ricerca di status da parte dei ceti che si formano su basi professionali e si distinguono per la condotta di vita alla quale contribuiscono la quantità e la qualità dei consumi.
Veblen con l’analisi del consumo vistoso sostiene che i consumi di massa sono uno strumento di integrazione dei gruppi sociali più svantaggiati.
Ciò implica una rigidità sociale del comportamento del consumo, un aumento del prezzo può non dar luogo a un minore
consumo se il bene ha un valore simbolico elevato.
Tale situazione può essere sfruttata dalle imprese le quali possono accrescere il valore simbolico dei beni e controllare il comportamento di consumo attraverso le mode.
Secondo Sombart le imprese, influenzando le mode, anche con la pubblicità, possono introdurre rapidamente nuovi prodotti e standardizzare la domanda.
La standardizzazione dei bisogni si rafforza con la produzione di beni di qualità inferiore che imitano le mode dei gruppi benestanti e offerti ai consumatori a basso reddito a prezzi più bassi.
Per tali motivi i sociologi economici ritengono che l’efficienza è costruita socialmente, solo se vi sono istituzioni che influenzano il comportamento delle imprese e che educano i consumatori, questi ultimi possono scegliere meglio ed esercitare la loro influenza sull’efficienza delle imprese.