mercoledì, 14 novembre 2018
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Il problema contemporaneo. Il lavoro stabile, tipico dell’epoca Taylor-Fordista, sta scomparendo dal contesto occidentale

Nella società contemporanea globalizzata, caratterizzata dalla competitività e dalla variabilità dei mercati, il problema socioeconomico che abbraccia l’occidente modernizzato e tecnologicamente avanzato è rappresentato dalla trasformazione del lavoro, causata dalla trasformazione del mondo della produzione e del consumo e dalla politica economica neoliberista.
La politica economica neoliberista è basata principalmente sul ridotto interventismo statale, sulla bassa pressione fiscale, sulla riduzione del costo del lavoro, su una maggiore quota di investimenti, sull’elevata stabilità del potere d’acquisto, su un’alta quota di lavori a tempo parziale, sul trasferimento delle responsabilità ai cittadini e alle imprese e su una moderata crescita salariale.
Nel 1989, crollato il muro di Berlino e con esso il comunismo, cominciò a essere incentivata a livello mondiale la linea neoliberista, portata avanti dagli USA.
Il lavoro stabile, sinonimo di sicurezza, tipico dell’epoca taylor-fordista, che ha contraddistinto gran parte del XX secolo, sta progressivamente scomparendo dal contesto occidentale traducendosi in lavoro precario.
Il lavoro cambia, ormai frammentato in molteplici immagini e concetti.
Non si parla più di attività singola ma di attività plurali.
La flessibilità individuale si interseca con quella contrattuale.
Orario flessibilizzato, precariato legalizzato dalla mancata applicazione delle leggi di settore e nuova mobilità sono le ultime parole d’ordine che dominano la dialettica sociale.
Uno degli elementi principali che impone la flessibilità, individuata come bisogno urgente dell’economia mondiale, è la variabilità dei mercati in un mondo economico-finanziario dove le nuove tecnologie e le reti d’imprese snelle e sempre più fitte stanno trasformando il mondo della produzione e del consumo e con esso il mondo del lavoro.
La flessibilità, secondo una visione imprenditoriale, va introdotta per garantire l’esistenza dell’impresa e dell’occupazione, secondo quella sindacale va concessa entro certi limiti che garantiscano la tutela e la massima occupazione.
Non bisogna dimenticare che i lavori flessibili, sono lavori che richiedono all’individuo di adattare l’organizzazione della propria esistenza alle mutevoli esigenze delle organizzazioni produttive, con tutte le conseguenze che ne derivano, sia in termini di oneri personali che sociali, a carico dell’individuo e della comunità di riferimento.
La flessibilità comunque ha un’incidenza differente sugli individui, a seconda del tipo di lavoro svolto, ad esempio può favorire l’accumulo di competenze trasferibili da un tipo di organizzazione a un’altra, ma può anche provocare una progressiva diminuzione del salario, nel passaggio da un datore di lavoro ad un altro, a causa dell’elevato numero di disoccupati presenti sul mercato del lavoro e può prospettare la disoccupazione nel pieno dell’età matura.
Una visione sconfortante dove il diritto al lavoro viene attaccato, le classi lavoratrici e le loro forme associative frammentate, l’impresa deresponsabilizzata, l’individuo sovraccaricato di rischi scaricati dallo Stato e dall’economia.
Nella società contemporanea i rapporti di lavoro normali, i sistemi di contrattazione neocorporativistici e i sistemi di previdenza sociale sono messi in discussione dalla modernizzazione capitalistica fine a se stessa, basata sull’ultraliberismo di matrice neoliberista, che non tiene in considerazione né lo Stato Sociale, né la dimensione umana e valoriale dei lavoratori.
Nel modo di percepire il lavoro cambiano le modalità di servizio nei contenuti, meno manipolativi e più cognitivi, nei compiti, meno operativi e più cooperativi, nelle abilità, meno specializzate e più versatili.
Una trasformazione che coinvolge anche le modalità di fornitura del lavoro, la manualità viene meno e con essa il relativo numero di lavori e di lavoratori.
Al lavoratore moderno si richiede flessibilità mentale e operativa, spirito si squadra, reattività intellettuale e pratica.
Un mutamento che condiziona la stabilità, influenzata dalla minore permanenza del lavoratore nell’impresa e la tutela, condizionata dalla precarizzazione del lavoro e dalla desolidarizzazione del mondo del lavoro che indebolisce le organizzazioni dei lavoratori.
I modi di lavorare cambiano perché la tecnologia e l’impresa si sono fatte più flessibili, non si produce più per lo stoccaggio ma si produce per il mercato, secondo il procedimento just in time :
“produrre esattamente la quantità richiesta, né più né meno”.
Questo meccanismo ruota attorno al concetto di qualità, affidato ai lavoratori e alla loro cooperazione, utile al buon rendimento di un’impresa ma una buona collaborazione e una eccellente prestazione richiedono una relativa stabilità del posto, la sicurezza nel lavoro, in quanto la fiducia e la cooperazione sono due concetti che crescono parallelamente nella stessa direzione e in maniera direttamente proporzionale.
Dalla mancanza di questa condizione scaturisce una grande tensione nel mercato del lavoro e nelle condizioni di lavoro.

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