domenica, 25 febbraio 2018
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La concezione marxista

L’economista Friedrich Engels, nella prefazione del “Manifesto”, scritta nel 1883 dopo la morte di Karl Marx, ribadì che le idee fondamentali del “Manifesto” (produzione economica fondamento della storia politica e intellettuale, la storia considerata come la storia delle lotte di classe, emancipazione del proletariato come emancipazione dell’umanità) appartengono a Marx.
Marx, tedesco, laureato in filosofia, visse nel XIX° secolo tra Parigi, Bruxelles e Londra dove vi morì nel 1883 a 65 anni.
Nel 1844, a Parigi, cominciò la sua collaborazione con Engels.
Nel 1867 pubblicò il primo libro del Capitale, gli altri apparvero postumi.
La caratteristica della mentalità marxista è l’attenzione per il condizionamento economico dei fenomeni storici, il marxista è storicista, la verità deve essere storica ed è dialettico, cioè pensa secono lo schema della totalità, cerca nelle manifestazioni storiche le loro connessioni con manifestazioni precedenti che le preparano, è quello che i marxisti definiscono “modo di procedere scientifico”.
Tale scientificità è caratterizzata da:
  • procedimenti quantitativi e rigorosi;
  • l’indagine storica privilegia i fatti economici;
  • dialettica, il ripensamento e la riesposizione dei dati accertati secondo gli schemi della totalità.
Dallo storicismo marxista deriva il fatto che i problemi si risolvono quando sono storicamente maturi.
La politica marxista è rivoluzionaria, propone di cambiare radicalmente i rapporti di proprietà e con essi i modi di essere dell’uomo.
Non rifiuta il mondo prima di cambiarlo, perchè sono le cose stesse che suggeriscono i cambiamenti.
Nell’azione politica marxista vi è differenza di consapevolezza fra dirigenti del movimento e massa ma l’azione in sè è lucida.
La concezione materialistica della storia si può notare nella prefazione di “Per la critica dell’economia politica” di Marx.
Scrive che “il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo sociale, politico, spiritualedella vita. Non è la coscienza che determina l’essere degli uomini ma è il loro essere sociale che determina la coscienza.”
Quindi per comprendere i fenomeni storici bisogna metterli in rapporto con la loro base economica, è presente il primato della struttura economica (vita economica) sulla sovrastruttura (ordinamenti politici, giuridici, ecc.).
Marx aggiunge che le credenze religiose sono la proiezione immaginaria di una essenza umana irrealizzata.
L’uomo non può realizzarsi a causa dell’oppressione economica e politica, per questo si realizza fantasticamente nella religione.
Marx precisa che solo prendendo coscienza dell’epoca presente, tramite autocritica, si possono comprendere quelle passate.
Agli economisti borghesi rimprovera di avere scambiato i modi di produzione con dei modi di produzione naturali, senza aver criticato l’epoca presente.
Secondo Marx tale modo di produzione ha carattere antagonistico, fondato sul rapporto signoria-servitù tra capitalisti-proletari.
Tale forma di produzione è destinata a essere rovesciata e a cedere il posto a una nuova società, non fondata sull’antagonismo.
L’uomo, progressivamente, prende coscienza della sua situazione e si avvia alla sua liberazione, cioè al dominio dei processi produttivi.
I due punti principali dell’economia marxista sono:
  1. La Teoria del valore;
  2. La Legge di sviluppo della società capitalistica.
Il valore di una merce è dato dalla quantità di lavoro necessaria a produrre la stessa merce.
Il lavoro è il risultato dell’attività del lavoratore che mette in atto le sue capacità fisiche e intellettuali di lavoro.
Tale capacità è la forza-lavoro, una merce che il lavoratore vende e che il capitalista acquista.
Essendo una merce ha un valore e tale valore è la quantità di lavoro necessaria a produrla, ciò significa la quantità di lavoro per tenere in vita il lavoratore.
Il salario corrisponde al minimo vitale del lavoratore, al valore della merce da lui fornita.
La forza-lavoro ha un valore e ha la capacità di produrre altro valore.
In una giornata lavorativa il salariato imprime al prodotto un valore maggiore del suo salario.
Ad esempio il salariato lavora per 8 ore e percepisce un salario equivalente a 4 ore, le altre 4 ore forniscono al prodotto un valore che non viene retribuito ma che il capitalista riscuoterà quando venderà il prodotto.
Quindi la forza-lavoro vale 4 ore (salario) ma crea valore per 8 ore e questa eccedenza è il plusvalore che farà guadagnare il capitalista.
Per Marx l’unica fonte di valore è la forza-lavoro, gli altri fattori di produzione come i macchinari o le materie prime riproducono il loro valore sul prodotto ma non ne producono uno nuovo.
Il capitale per il pagamento dei salari è il capitale variabile, il capitale convertito in mezzi di produzione è il capitale costante.
La dinamica del processo di produzione capitalistico avviene così:
Il capitalista investe del denaro per acquistare forza-lavoro, impianti, macchinari, materie prime, strumenti di lavoro.
Produce delle merci che vende per realizzare un utile.
L’utile viene in parte consumato ma soprattutto reinvestito sulla produzione.
Questo processo non è pacifico a causa della concorrenza e della concentrazione del capitale in poche mani che rendono difficile ottenere il plusvalore.
Quindi la produzione aumenta, aumenta la manodopera e il suo costo.
L’aumento dei costi di manodopera riduce il plusvalore mettendo in difficoltà il capitalista nell’investire in una nuova produzione.
Il capitalista reagisce creando nuove tecniche di produzione o riducendo la manodopera creando disoccupazione e caduta dei salari.
La caduta dei salari fornisce al capitalista la possibilità di avviare nuovi cicli produttivi a salari bassi che fanno aumentare il plusvalore e avviare una nuova espansione produttiva.
Queste fasi di espansione e contrazione per Marx si verificano in cicli decennali e rappresentano una terapia sistemica che ristabilisce l’equilibrio.
La disoccupazione è considerata da Marx come “l’esercito industriale di riserva”, un fenomeno non accidentale ma costituzionale della produzione capitalistica.
Per Karl Marx il sistema capitalistico è tendente all’autodistruzione e questo è espresso dalla “legge della caduta tendenziale del saggio di profitto”: il saggio di profitto tende a diminuire per effetto della meccanizzazione, il capitalista spende di più per acquistare nuove macchine ma guadagno di meno.
A tale anarchia della produzione capitalistica marx suggerisce un’alternativa, una “produzione pianificata in vista dei bisogni della società”.
Il capitalista si arricchisce a danno del lavoratore.
Tale processo si svolge in un regime di spietata concorrenza, si produce di più a costi minori per guadagnare di più e il capitalista che non ha saputo razionalizzare la produzione non resiste.
I capitali così si concentrano in poche mani.
I capitalisti sono sempre più ricchi e sempre di meno ma il lavoro diviene meglio organizzato, più sociale perchè i lavoratori sono uniti dai processi produttivi a cui partecipano.
La condizione del lavoratore, povertà e rischio di disoccupazione, rendono intollerabile la sua situazione e lo spingono a cambiarla, ad appropriarsi dei mezzi di produzione.
Marx sostiene che la situazione dell’operaio tende a peggiorare e saranno questi individui guidati politicamente ad effettuare l’atto rivoluzionario.
La borghesia che dovrà essere sostituita dal proletariato è la borghesia finanziaria che ha preso il posto di quella industriale, il posto del vecchio capitalista industriale viene preso dal dirigente, estraneo alla proprietà e anche lui un salariato.
L’aristocrazia finanziaria è una classe parassitaria che si arricchisce rubando la ricchezza altrui tramite speculazioni, lavorando solo con il denaro e coinvolgendo lo Stato.
Il distacco tra lavoro e proprietà è completo, da un lato i possessori di denaro e dall’altro i lavoratori.
C’è solo un passo da fare affinchè i lavoratori si approprino dei mezzi di produzione e li amministrino razionalmente, come proprietà sociale, in questo modo l’uomo diviene padrone del suo lavoro e del suo destino.
Quindi Marx prevede l’avvento di una società senza classi ad opera del proletariato.
Nel “Manifesto” Marx scrive che “la storia è stata storia di lotta di classe” e il mondo moderno tende ad essere diviso in due classi:
  • borghesia;
  • proletariato.
Le classi hanno sempre agito storicamente per realizzare il loro interesse ma fino al proletariato con una coscienza non chiara dei loro fini.
L’ideologia di ogni classe è sempre stata falsa, ha rispecchiato gli interessi di quella classe presentandoli come bene per la società.
La società borghese ha un’ideologia che parla di eguaglianza, libertà, ecc., ma è falsa perchè la società borghese è basata su un rapporto socio-economico di oppressione, è una falsa coscienza.
Col nascere della coscienza di classe proletaria, l’ideologia borghese presenta i suoi limiti.
Il contenuo della coscienza di classe proletaria consiste nella coscienza di emancipazione dall’ingiustizia e gli atti politici concreti che il proletariato deve attuare sono:
  1. rottura rivoluzionaria;
  2. dittatura del proletariato;
  3. liquidare la società classista con dei provvedimenti (espropri, nazionalizzazioni, ecc.);
  4. estinzione dello Stato (liquidate le classi anche lo Stato scomparirà perchè concepito come strumento del dominio di classe e scomparirà anche il dominio del proletariato in quanto classe).
Per attuare ciò il “Manifesto” fornisce delle indicazioni politiche.
Il partito comunista si collegherà con altri partiti operai e democratici, favorirà ogni movimento che tende a mutare la situazione.
Il partito comunista preparerà la rivoluzione agendo per obiettivi intermedi, per preparare le condizioni.
Secondo Marx il potere deve essere esecitato dalla classe operaia con tecniche democratiche e lo Stato proletario dovrà scomparire dopo aver eliminato le classi.
Gli dovrà succedere la società comunista che risolverà le alienazioni della società borghese, una società internazionale, non-politica e non-religiosa perchè nella società comunista la politica e la religione sono considerati strumenti di oppressione.
Sarà una società ricca, perchè la forza produttiva si svilupperà pienamente, grazie alla completezza dell’uomo che potrà sviluppare tutte le sue abilità e ognuno riceverà secondo i propri bisogni, senza nessun legame con il podotto del suo lavoro.