sabato, 21 aprile 2018
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Il Positivismo di John Stuart Mill

Stuart Mill visse tra la prima e la seconda metà del XIX° secolo, è classificato come positivista perchè ritiene che la filosofia deve attenersi al fatto e al verificabile.
Il suo pensiero politico ha un forte accento individualistico così la sua politica diviene politica liberale.
Nell’ “Autobiografia” Mill espone il contenuto della sua visione politica, parlando della crisi spirituale che ha attraversato tra il 1826 e il 1827 che influenzò le sue idee politiche.
Rimase fermo il principio che la felicità è il fine ultimo della vita ma precisò che la felicità individuale poteva essere sacrificata, che la felicità altrui e il progresso dell’umanità erano fini accettabili.
Fu influenzato dalle tendenze storicistiche, secondo le quali la mente umana progredisce secondo un ordine che può essere modificato solo fino a un certo punto da governanti ed educatori e le istituzioni politiche devono essere valutate in base a situazioni storiche.
Quindi la sua filosofia politica deriva da una filosofia della storia.
L’economia politica, che assume come definitiva la proprietà privata, l’eredità, la libertà di produzione e di scambio, deve essere sottoposta a una considerazione storica e ciò porterà Mill a distinguere:
  • le leggi di produzione della ricchezza, considerate come leggi naturali non modificabili;
  • i modi di distribuzione della ricchezza, che dipendono dalla volontà.
Non considera la democrazia rappresentativa come un principio assoluto ma come una questione di luoghi e circostanze storiche.
Il suo è un liberalismo morale non economico, diffida della democrazia ed è aperto al socialismo.
Diffida della democrazia per due ragioni:
  1. gli individui hanno qualità diverse pertanto la carica egualitaria democratica è pericolosa;
  2. la maggioranza che prevale sulla minoranza è una tirannia.
E’ aperto al socialismo perchè crea l’eguaglianza delle opportunità.
Il sistema economico è valutato in base al suo favorire o contrastare la libertà individuale non in base a criteri economici.
Mill distingue fra:
  • produzione di ricchezza: sottoposta a leggi naturali come la domanda e l’offerta;
  • distribuzione di ricchezza: dipende dalle consuetudini e alle leggi della società.
Nello studio della distribuzione Mill disegna un “modello economico politico”.
E’ un modello liberale concorrenziale che darebbe a ognuno in proporzione con il suo lavoro.
Tale modello è basato su tre punti:
  1. difesa della proprietà fondata sul lavoro;
  2. abolizione della rendita fondiaria;
  3. associazionismo progressivo.
Nella difesa della proprietà fondata sul lavoro Mill esalta il contadino-proprietario, è contrario alla rendita fondiaria che deve essere confiscata e prevede associazioni di capitalisti-operai e associazioni di lavoratori.
Queste imprese socializzate devono operare in condizioni di concorrenza.
Mill ritiene inoltre necessario l’intervento dello Stato nella vita economica e sociale, specialmente:
  • nell’istruzione;
  • nello sfruttamento delle colonie;
  • nei servizi pubblici;
  • negli aiuti finanziari.
Mill prevede anche l’introduzione obbligatoria dei contratti di lavoro collettivi, uno strumento giuridico in grado di tutelare gli interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori.
In “Principi di economia politica” Mill considera lo Stato stazionario (situazione di stagnazione produttiva) in termini positivi, perchè l’arresto del progresso economico non significa l’arresto del progresso umano, le menti umane libere dalla voglia di ricchezza si potranno dedicare al miglioramento della vita e della morale.
Il suo liberalismo è di ispirazione morale e culturale, ciò che conta è che il sistema politico garantisca una sfera di autonomia individuale e favorisca l’espansione degli uomini di genio, coloro che introducono nuovi valori e conservano quelli già affermati.
Lo Stato, dal punto di vista istituzionale, deve essere rappresentativo, guidato dagli uomini migliori.
I cittadini devono essere educati politicamente, affinchè non utilizzino il loro voto solo per interessi particolari.
Il suffragio deve essere universale, ad esclusione degli analfabeti e degli assistiti.
La maggior parte dei votanti saranno i lavoratori manuali e ciò determina, secondo Mill, due pericoli:
  1. livello basso di intelligenza;
  2. legislazione di classe.
Per evitare ciò Mill ricorre al “voto plurimo”, tutti votano ma i voti non hanno un peso uguale, propone il “privilegio intellettuale”, cioè il voto plurimo dovrebbe essere accordato a coloro che esercitano una professione intellettuale ma questo privilegio può essere accessibile a tutti e per questo Mill propone degli esami dove dimostrare di essere giunti ad un livello intellettuale tale da essere ammessi alla pluralità dei voti.
Inoltre è favorevole alla rappresentanza proporzionale, così anche le minoranze possono essere rappresentate.
Secondo Stuart Mill le leggi devono essere fatte da una commissione del governo, non dalle assemblee che dovrebbero approvarle o respingerle.
L’iniziativa legislativa spetta alle assemblee che la propongono alla commissione.
Il potere di governare spetta ad un gruppo di esperti che le assemblee devono controllare.
Mill è favorevole al voto per le donne, è contrario al compenso dei deputati e alla segretezza del voto, perchè non è un diritto di un individuo egoista ma è un dovere di un individuo sociale legato agli altri.
Il capo del governo deve essere espressione della maggioranza del Parlamento, può scioglierlo ma il Parlamento può metterlo sotto accusa e destituirlo quando la stabilità viene messa in pericolo.