giovedì, 19 luglio 2018
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Friedrich Engels, Eduard Bernstein, Friedrich Albert Lange tra tattica legalitaria e revisionismo

Nell’introduzione alle “Lotte di classe in Francia” di Marx, Friedrich Engels rileva due cose:
  1. dopo il 1848 si è avuta una espansione capitalistica senza crisi decisive, contrariamente alle previsioni;
  2. impossibilità di una inserruzione vittoriosa considerate le armi degli eserciti moderni.
Insiste sui vantaggi ottenuti dalla partecipazione alla vita politica tedesca da parte della socialdemocrazia che ha approfittato del suffragio universale.
Engels prevede un lento progresso delle forze socialiste all’interno delle istituzioni democratiche fino ad arrivare alla democrazia socialista.
Identifica la violenza proletaria come difensiva, in risposta ad una eventuale offensiva borghese.
In questo caso è la borghesia che rompe la legalità e il proletariato non è più tenuto ad osservare dei vincoli.

Eduard Bernstein visse tra la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo.
Sosteneva la necessità di una revisione delle dottrine marxiste e fu ostile al pensiero rivoluzionario bolscevico.
Il suo revisionismo si basa su quattro punti:
  1. la “teoria del valore” è scientificamente insostenibile, non può offrire criteri inerenti la ripartizione dei prodotti;
  2. la “teoria del crollo” è smentita dai fatti ed è errato pensare che il capitale si accumoli progressivamente in poche mani;
  3. non è vero che il proletariato si indebolisce progressivamente;
  4. i cartelli diminuiscono i pericoli di crisi del mercato, perchè si basano sulla riduzione dei rischi della concorrenza, attraverso accordi tra imprese che prevedano l’unificazione dei prezzi dei prodotti, la regolamentazione quantitativa e qualitativa delle produzioni, la suddivisione dei settori di mercato.
Quindi l’azione politica operaia non è più lotta di classe ma competizione civile in un quado liberale e democratico.
La democrazia deve essere considerata mezzo e fine.
Mezzo perchè il socialismo è realizzabile attraverso la democrazia.
Fine perchè la democrazia è la forma politica del socialismo realizzato.
Il fine ultimo del movimento operaio resta il socialismo e Bernstein immagina un “assetto economico razionale” caratterizzato dal “decentramento economico-politico”.
Parla di una coesistenza di imprese private e pubbliche sotto il controllo dello Stato in funzione antimonopolistica e di protezione dei salari.
Gradualmente anche le imprese private si trasformeranno in cooperative e tale situazione deve escludere il centralismo economico.

Friedrich Albert Lange visse tra la prima e la seconda metà del XIX° secolo.
E’ definito neokantiano.
Nei “Presupposti” parla delle caratteristiche di un “socialismo critico”:
  • esattezza scientifica;
  • slancio etico, lo sviluppo economico ha conferito ai fattori etici una larga autonomia di azione.
Secondo l’ideale kantiano è la morale che si deve imporre in virtù del suo pregio, garantita dal diritto e in contrapposizione al materialismo che conosce solo interessi ed egoismi.
L’uomo è considerato come un fine, si desidera la piena realizzazione delle persone.
Oltre a Lange la pensavano così Vorlander e Cohen.
Secondo la visione neokantiana l’analisi socio-economica si deve limitare ai fatti osservabili.
Il progetto politico non viene più suggerito dalle cose ma viene comandato dalla ragione.
Dal punto di vista politico, tale socialismo si completa nell’ ideologia democratica e questa fu la dottrina dell’area riformista della II° Internazionale e continua a essere l’assunto del socialismo democratico.