giovedì, 19 luglio 2018
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Alcuni cenni sugli sviluppi del Marxismo

Nell’ultimo decennio dell’800 i marxisti ripensarono le loro posizioni in rapporto alle mutate condizioni della società europea, specialmente della Germania.
Per la crescita del partito socialista tedesco e per la sua incidenza sulla vita politica parve che la tattica rivoluzionaria del manifesto non fosse più praticabile e anche:
  • perchè gli Stati borghesi erano in grado di prendere le necessarie contromisure;
  • perchè si presentava la possibilità di conquistare lo Stato dall’interno attraverso l’utilizzo delle istituzioni democratiche a cominciare dal suffragio universale.
Così la pensava Engels nell’introduzione alle “Lotte di classe in Francia” di Marx.
Comunque il punto principale del marxismo resta intatto, il passaggio dalla società capitalistica alla socetà socialista.
Bernstein ripensa diversamente la valutazione dello sviluppo capitalistico, non è vero che evolve per crisi regolari ma tende a stabilizzarsi, a generare ricchezza e non miseria.
Quindi non occorre una politica rivoluzionaria ma una politica riformista che estenda a tutti i benefici del progresso.
Accanto a tale tesi si afferma un “socialismo neokantiano” che si fonda sulla formula uomo-fine.
E’ un marxismo revisionista perchè non rifiuta del tutto il capitalismo.
Anche Lenin ripensa il marxismo e si ha un ritorno del primato del politico.
Nel marxismo classico non c’è il primato del politico perchè l’azione politica è suggerita dalle cose stesse.
Con Lenin l’intervento politico diviene decisivo, l’uomo politico conosce il bisogno che le masse hanno di essere guidate.
L’importante è conquistare il potere e attuare le riforme che conducono al socialismo.
Sorel idoleggia il proletariato come classe innovatrice ma di tale azione creatrice e innovatrice sono capaci anche altre classi.
Gramsci si trova sulla linea leninista, è convinto che la rivoluzione italiana pressuppone delle tappe intermedie che tocca al partito comunista promuovere e pone l’accento sull’ideologia essenziale per l’azione politica.