domenica, 25 febbraio 2018
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La decadenza del fordismo e la flessibilità nei modelli produttivi

Nel corso del ‘900 si è affermato il modello di organizzazione economica fordista o fordista – taylorista.
Fordista perché fu Henry Ford a sperimentare il nuovo modello organizzativo della grande impresa.
Taylorista perché lo sviluppo di tale modello fu influenzato dalle idee di Taylor sull’organizzazione scientifica del lavoro.
Le caratteristiche del modello di organizzazione economica fordista sono:
1) Imprese verticalmente integrate: includono diverse fasi produttive, dal controllo delle materie prime ai servizi di ricerca e sviluppo, alla produzione, alla distribuzione, all’assistenza ai clienti;
2) Produzione di massa di beni standardizzati: con macchine specializzate;
3) Organizzazione del lavoro tayloristica: il lavoro è diviso in compiti semplici e ripetitivi, vi è una separazione netta tra progettazione ed esecuzione, vi è separazione tra proprietà e gestione, spetta al management controllare il processo produttivo.
Tale modello non si è affermato in tutti i settori produttivi e non si è diffuso con la stessa intensità nei diversi contesti nazionali.
Non si è diffuso in tutti i settori perché richiede grandi investimenti e una domanda ampia e stabile per cui il modello rimane fuori dai mercati a domanda di beni non standardizzati di cui si occupano le piccole e medie imprese.
Non si è diffuso con la stessa intensità nei diversi contesti nazionali a causa di fattori istituzionali, la dimensione dei mercati per i beni di massa dipende dalla dimensione degli Stati e dal grado di chiusura dell’economia nazionale.
Inoltre la produzione di massa può essere influenzata anche dai gusti e dagli stili di vita dei consumatori.
Tale modello si diffonde più rapidamente in USA, grazie alla dimensione del mercato statunitense, incline al consumo di prodotti standardizzati e più lentamente in Europa dove persistono maggiormente forme di produzione legate alla piccola e media impresa (distretti industriali).
A partire dagli anni ’70 il modello fordista è attraversato da tensioni e trasformazioni a causa di vari fattori:
a) Saturazione del mercato dei beni di massa:
b) Concorrenza dei Paesi di nuova industrializzazione;
c) Impennata dei prezzi del petrolio;
d) Rottura del sistema dei cambi fissi;
e) Esplosione della conflittualità industriale (le rivendicazioni della classe operaia sono rafforzate da una situazione di piena occupazione che rafforza i sindacati);
f) Nuovi stili di vita e modelli di consumo (grazie all’aumento dei redditi e dell’istruzione nei Paesi più sviluppati comincia a crescere una domanda diversificata di beni di qualità).
Le imprese cominciano a spostarsi verso una produzione flessibile e di qualità soprattutto grazie all’introduzione di nuove tecnologie elettroniche come i software che permettono di programmare i macchinari per compiti e prodotti diversi.
Contemporaneamente a tale processo si manifestano due tendenze:
1) Neofordismo: utilizzo delle nuove tecnologie per riadattare il modello fordista per una produzione flessibile di massa (incremento delle varianti di un prodotto e tempi di produzione ridotti considerata l’instabilità e la segmentazione dei mercati);
2) Multinazionalizzazione: le grandi imprese della produzione di massa investono direttamente nei Paesi in via di sviluppo per ritrovare le condizioni di vantaggio che prima erano presenti nei Paesi occidentali, cioè un mercato in crescita e il costo del lavoro più basso.